LOST PARADISE #2 | Prof. J. TRITTO
Vaccini chimerici
Se ad un virus qualunque corrisponde un vaccino, ad un virus creato in laboratorio che cosa corrisponde?
Tre tipi di vaccini sintetici si sono affacciati sul panorama della ricerca di chi pratica quella scienza di cui si parla troppo poco. Ce li spiega il Professor Tritto.
Un'altra innovazione straordinaria nell'ambito dello studio della virologia moderna attuale e dei virus creati in laboratorio è la prospettiva, la visione di creazione di nuovi vaccini contro virus sia naturali che sintetici. L'utilizzo degli RNA messaggeri per creare i vaccini attuali ha messo in evidenza che era possibile andare su questa strada utilizzando la biologia sintetica e le tecniche di non-function per combattere un virus alieno che entra nella cellula umana. E su questo ora si sono introdotti tre concetti fondamentali che rappresentano tre piste di ricerca. La prima è quella dei vaccini ricombinanti chimerici. Il primo è questo che deve coprire il bivalente, il cosiddetto bivalente, che deve coprire la delta e la omicron.
Ma in realtà questo bivalente non è costruito con gli stessi principi dei cosiddetti vaccini tetravalenti, per esempio contro l'influenza, eccetera. Proprio rappresenta un chimerico ricombinante di due vaccini diversi. Quindi è una tecnologia completamente nuova che andrebbe validata prima di poter essere applicata, eccetera. E su questo ci sono molti patent che sono stati depositati negli Stati Uniti. La seconda è quella di creare degli antivirus, praticamente, come se fossero dei virus. Quindi con un materiale genetico dentro, il core, che è il genoma di questo antivirus, con uno shell che permette di veicolare l'antivirus a livello della cellula e di entrare nella cellula. Quindi stanno creando delle specie di virus semplificati, ridotti all'osso, che però agiscono come unità intere, quindi come un assemblaggio intero sin dall'inizio. Anche questo con la biologia sintetica.
Quindi è l'uso, quello che noi chiamiamo, dei bio-nanobots, nanorobot, diciamo, bio-nanobots, che vanno direttamente sulla cellula, liberano l'informazione e prendono il controllo della cellula, dal punto di vista del materiale genetico che portano dentro di sé. E agiscono contro un nemico, che può essere un virus, che è entrato in una cellula umana, per combatterlo. Quindi sono degli antivirus, ma fondati sulla struttura di un virus, di un mini-virus. Terzo è la creazione di vaccini basati sulle proteine. Cioè noi usiamo delle proteine tossiche, che sviluppano una risposta immunitaria, antiproteica, eccetera, e quindi possiamo combattere da questo punto di vista. Sono i cosiddetti vaccini a base di nanoparticelle basate sulle proteine.
Protein-based nanoparticle vaccine. Questa è la nuova generazione di vaccini. Diciamo la proteina spike. Tu crei un vaccino con una proteina modificata che va a bloccare la proteina spike. Quindi inietti soltanto la particella spike dentro con il vettore. E questa è la nuova strategia. Di andare a combattere con delle proteine modificate, ad uso vaccinale, a scopo vaccinale, una proteina tossica. Ovviamente questo tipo di ricerca ha due implicazioni. Primo, che devi poter smaltire questa proteina. Cioè una volta svolto la sua azione, come la proteina si degrada nel corpo. E quindi va validato anche questo tipo. E secondo, il vettore che porta la proteina. La proteina deve uscire dal vettore per essere efficace.
Per cui hanno proposto recentemente la creazione dei cosiddetti vaccini multivalenti basati sulle nanogabbie di ferritina che già è stato dimostrato in laboratorio, sviluppano un'attività potente e protettiva di risposta immunologica contro il SARS-CoV-2. Quindi oggi hai uno shell di ferritina che è forata, quindi uno shell tridimensionale, da cui esce la proteina che deve sviluppare la reazione immunitaria. Quindi siamo in piena applicazione di nanotecnologie e nanomateriali biocompatibili o bioinerti che veicolano la proteina di interesse per la risposta immunitaria. Quindi questa è una grandissima rivoluzione. Naturalmente si usano la ferritina e come gli ossidi di ferritina e come quelli di fullerene, cioè entriamo veramente nella categoria dei nanomateriali, dei nanomateriali che sono bioattivi comunque e quindi entriamo veramente in un campo di grande avanguardia dal punto di vista scientifico e tecnico della ricerca, ma di grande incertezza su come controllare gli effetti indesiderati, gli effetti collaterali e come tutte queste strutture possono essere metabolizzate nell'organismo.
Quindi ci vuole molta ricerca, molti test, molte validazioni, ci vuole tempo per poter passare ad una applicazione su larga scala dell'essere umano. Questo richiede una grande prudenza da parte di tutti gli enti regolatori che devono approvare questi tipi di ricerca e soprattutto dei trial clinici. Grazie a tutti! Grazie a tutti!
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